Sicurezza della navigazione.

Le imbarcazioni a vela latina.

09/06/2013

Le imbarcazioni a vela latina conservano un sistema di costruzione che risale a tempi in cui il concetto di sicurezza era diverso rispetto agli standard attuali. E' opportuno quindi fare qualche considerazione per capire quali sono le differenze sotto questo aspetto rispetto ad una imbarcazione da diporto moderna e quali accorgimenti devono essere presi per navigare con sufficienti margini di sicurezza.

Le barche a vela moderne si dividono principalmente in due grandi categorie: barche a chiglia fissa zavorrata e derive.

Le barche a chiglia hanno normalmente un angolo di capovolgimento superiore ai 120° ed una struttura chiusa e protetta, per cui l'ipotesi di un rovesciamento dovuto alla sola forza del vento è altamente improbabile, a meno che non vi siano condizioni di mare davvero proibitive.

Le derive invece possono rovesciarsi, ma sono normalmente inaffondabili e fatte in modo tale che l'equipaggio riesca a raddrizzarle con relativa facilità ed a riprendere la navigazione con i propri mezzi.

Un imbarcazione tradizionale a vela latina, invece, non appartiene a nessuna di queste due categorie. Essa non ha una chiglia zavorrata che ne impedisca il rovesciamento, e perciò si comporta all'incirca come una deriva: inizialmente ha una certa stabilità, dovuta alle forme dello scafo ed al peso dell'equipaggio sopravvento, ma, superato un certo angolo di sbandamento (all'incirca 40-50°), tende inesorabilmente a rovesciarsi, e a questo punto la somiglianza con la deriva finisce. Infatti, mentre una deriva, in virtù della leggerezza e delle riserve di spinta di cui è dotata, galleggia bene anche rovesciata e può essere facilmente raddrizzata, la barca a vela latina, più pesante e priva di compartimenti stagni, si riempie d'acqua attraverso il pozzetto e le aperture della coperta, e rischia seriamente di affondare.

Nonostante lo scafo sia costruito con un materiale naturalmente galleggiante come il legno, spesso la riserva di spinta determinata da quest'ultimo non è sufficiente a tenere a galla tutte le parti ad elevato peso specifico, quali il motore, la linea d'asse, la batteria, le ferramenta, le ancore, l'eventuale zavorra, etc.

Per garantire quindi l'inaffondabilità in caso di scuffia è opportuno quindi dotare lo scafo di adeguate riserve di galleggiamento. Esse possono essere costituite da cilindri gonfiabili oppure da elementi rigidi di poliuretano espanso, e devono essere sistemati sotto la coperta distribuendoli equamente ai due lati dello scafo ed anche rispetto alla direzione poppa-prua. E' importante che questi galleggianti siano ben fissati alle strutture con legature od altro, tenendo conto che, in caso di necessità possono essere soggetti a sforzi in varie direzioni, a seconda della posizione assunta dalla barca rovesciata.

Per valutare la quantità di riserva di galleggiamento necessaria, occorre fare un elenco degli oggetti a elevato peso specifico esistenti a bordo: il volume in litri dei galleggianti di riserva dovrà essere almeno pari al peso totale, calcolato in chilogrammi, di tali oggetti.

In ogni caso, anche se si rende lo scafo inaffondabile, l'eventualità di una scuffia con una barca a vela latina, non è un evento indolore. A parte il bagno fuori programma, essa comporta vari inconvenienti.

Innanzitutto l'allagamento del motore entrobordo e dei relativi impianti che ne impedisce l'utilizzo immediato e rende urgente un accurato intervento di manutenzione e pulizia per eliminare l'acqua marina dall'interno del motore prima che provochi danni maggiori.

Secondariamente, ma non in ordine di importanza, la difficoltà o l'impossibilità di riprendere la navigazione con i propri mezzi.

Infatti raddrizzare la barca semisommersa è tutt'altro che semplice. Innanzitutto bisogna mettere in chiaro l'attrezzatura, ammainando e serrando le vele. Spesso è addirittura necessario smontare del tutto l'antenna e a volte anche l'albero per ottenere che lo scafo si riporti in posizione diritta e sia possibile svuotarlo dall'acqua (con energiche secchiate). Infine si dovrà rimontare il tutto e riprendere la navigazione. Il tutto deve essere fatto da un equipaggio infreddolito e spaventato, con le difficoltà create dal vento e dalle onde, mentre la barca si allontana sempre più dalla costa o, peggio, vi si avvicina pericolosamente.

E' evidente che la cosa migliore, potendo, è assicurare una robusta cima ad una imbarcazione che venga in soccorso e trainare il tutto così com'è, rimandando le operazioni di raddrizzamento a quando la barca si trovi in acque protette o in porto.

Cosa fare per evitare di trovarsi in situazioni simili. La risposta è semplice: navigare con prudenza e attenzione. Evitare di uscire in mare in condizioni difficili quando non ci sono altre barche. Issare una velatura proporzionata all'intensità del vento. Non iniziare una manovra, ad esempio una strambata, prima di averla preparata. Non distrarsi: nella maggior parte dei casi la reazione pronta dell'equipaggio e del timoniere nel mollare le scotte e portare la barca all'orza, può scongiurare gli effetti di una raffica improvvisa e violenta.