Le Vele

Randa, fiocco.

10/10/2012

Fino agli anni '60 ed oltre le vele latine, ed anche di altro genere, venivano confezionate utilizzando i tessuti di fibra naturale: anticamente il lino e la canapa e, più recentemente, il cotone.

Le telerie fornivano in varie grammature tessuti di cotone o di canapa prodotti apposta per la confezione di vele, caratterizzati non solo dalla ridotta altezza (dai 30 agli 80 cm), ma anche da una lavorazione molto compatta e dall'impiego di filati ritorti per una maggiore robustezza.

Le strisce di tela, chiamate ferzi, si cucivano insieme nel numero necessario a raggiungere le dimensioni della vela. Quando l'altezza del tessuto era eccessiva si relizzava un rinforzo al centro, costituito da una doppia piega cucita. In questo modo da una striscia, alta per esempio 60 cm si ricavavano due falsi ferzi di circa 30 cm ciascuno. I ferzi erano sempre verticali e paralleli alla balumina.

Il colore tradizionale della vela latina è il bianco, o meglio il colore naturale della tela. In Mediterraneo, grazie al clima mite, è possibile far asciugare spesso le vele al sole, anche d'inverno. Non si è mai sentita perciò la necessità di proteggerle dall'ammuffimento impregnandole con sostanze tanniche (dal caratteristico colore bruno-rossastro), come invece usava nei paesi del nord Europa.

Oggi i tessuti naturali adatti per le vele non vengono più prodotti, e molte velerie hanno rapidamente "dimenticato" l'utilizzo corretto di questi materiali. Ne sa qualcosa chi ha tentato in tempi recenti di far realizzare delle vele di cotone, ottenendo risultati piuttosto deludenti.

Al giorno d'oggi per le vele latine, così come avviene per gli altri tipi di vele usati nella nautica da diporto, viene utilizzato un tessuto sintetico di poliestere, comunemente conosciuto con il nome commerciale di "Dacron".

I vantaggi di questo tessuto rispetto a quello naturale sono parecchi: a parità di peso è molto più robusto ed assai meno deformabile, è impermeabile all'acqua ed all'aria (nel senso che non è poroso), è poco attaccabile dalle muffe.

Le vele di dacron, rispetto a quelle di tessuto naturale, mantengono meglio la forma corretta sotto sforzo; consentono perciò migliori prestazioni ed inoltre richiedono meno manutenzione e durano di più.

La vela latina ha più o meno la forma di un triangolo rettangolo. I'ipotenusa costituisce l'inferitura, cioè il lato che viene unito all'antenna tramite una serie di lacci chiamati matafioni. Il cateto più corto costituisce la base, che resta orizzontale quando la vela è issata, mentre quello più lungo è il lato verticale, cioè la caduta poppiera detta anche balumina.

Il procedimento tradizionale per inferire la vela consiste nel fissare per prima la mura all'estremità anteriore dell'antenna (il caro), mettere in tensione l'intero lato tramite un paranchetto costituito da alcuni giri di sagola e collegato all'estremità opposta (la penna), infine dar volta a tutti i matafioni con un nodo piano.

I matafioni non devono essere troppo stretti per permettere alla vela di ruotare leggermente intorno all'antenna nei cambi di mure, e devono essere legati tutti allo stesso modo, infatti se uno è più lasco degli altri si noterà subito in corrispondenza un difetto nella forma della vela.

Alcuni preferiscono invece legare prima la penna, e regolare la tensione dell'inferitura dal lato del caro, in modo da poterlo fare anche in navigazione. La regolazione della tensione dell'inferitura è importante perchè permette di dare alla vela la giusta curvatura in funzione dell'intensità del vento e dell'andatura.

Anche il fiocco è triangolare ed è ad inferitura libera. Viene murato sullo spigone ed issato mediante una drizza (cosiddetta baranzina) che scorre in un bozzello in testa d'albero.