Lo Scafo

Gozzo, Lancia, Bilancella.

10/10/2012

Nel corso della storia più che millenaria della vela latina, innumerevoli imbarcazioni e navi hanno inalberato quest'armo così caratteristico. Panciute caravelle, slanciati sciabecchi, galee, tartane, leudi ed altre centinaia di modelli di ogni forma e dimensione.
Ma se chiudiamo gli occhi, e pensiamo ad una barca che non abbia una connotazione particolare, ma che rappresenti l'idea di barca nel modo più semplice e naturale, probabilmente ciò che prenderà forma nella nostra mente non sarà molto diverso dal gozzo mediterraneo.
Vediamo perciò come è fatta questa barca così classica, perchè nella sua struttura potremo riconoscere, con poche differenze, tutte quelle imbarcazioni che ad essa son legate da una stretta parentela, come spagnolette, bilancelle, feluche, leudi e tante altre che ancor oggi, magari salvate in extremis dal disarmo, ci ricordano la lunga tradizione della vela latina.
La struttura del gozzo, e di tutte le barche tradizionali, ricorda quella di un corpo umano. C'è uno scheletro, costituito dalla chiglia e dalle costole, rivestito da una pelle: il fasciame esterno.
Tutte le parti dello scafo sono di legno massello, e la bontà della costruzione dipende in gran parte proprio dalla scelta del legname adatto per ciascun pezzo, oltre che dal taglio e dalla stagionatura.
Infatti ogni elemento della barca, per avere la necessaria robustezza, deve essere costruito in modo che le fibre del legno seguano la forma del pezzo stesso. Le parti più sottili, come ad esempio le tavole del fasciame, vengono perciò ricavate da legnami a fibra diritta e quindi curvate, anche con l'aiuto del vapore, fino ad assumere la forma necessaria. Quelle più spesse invece, come costole, madieri, ruota di prua, bracciuoli, etc., si ricavano da legnami di piante, prima fra tutte la quercia, che hanno già una curvatura naturale nelle loro ramificazioni.
Anticamente addirittura, nei boschi delle regioni rivierasche, si facevano crescere gli alberi forzandoli fin da giovani ad assumere le conformazioni più adatte per ricavarne in seguito i vari pezzi per le costruzioni navali.
La forma dello scafo, delineatasi in secoli di lenta evoluzione e differenziatasi nei vari tipi locali, è stata determinata sia dalle esigenze del metodo costruttivo, sia da quelle dell'impiego originale come barca da lavoro.
Il gozzo tradizionale nasce dalla chiglia, un robusto tavolone lungo come tutta la barca, che viene appoggiato di costa sullo scalo e costituisce la base della costruzione. A barca finita la chiglia sporge dal fondo dello scafo e oltre a fungere da solido appoggio nelle operazioni di alaggio e varo, rappresenta una buona parte del suo piano di deriva.
Oggi sappiamo bene (e lo si sapeva anche molti anni fa) che una deriva stretta e profonda è molto più efficiente nelle andature di bolina, ma nessun costruttore di barche da pesca si sarebbe sobbarcato le relative complicazioni costruttive e nessun pescatore avrebbe accettato una barca che non potesse comodamente essere tirata in secco su una spiaggia in caso di brutto tempo o per le necessarie manutenzioni, soltanto per guadagnare qualche grado al vento.
Niente deriva quindi, e niente zavorra esterna. La stabilità è affidata alla larghezza dello scafo ed al peso dell'imbarcazione, con il suo carico e l'equipaggio.
Una barca larga e pesante, grazie alla sua stabilità, può portare un'ampia superficie velica, e se lo scafo ha sezioni profonde e ben scavate nella prua e nella poppa, è certamente adatta a navigare bene a vela, anche stringendo il vento. In compenso una barca di questo tipo ha molta superficie bagnata ed è faticosa da spingere a remi.
Invece una scafo stretto e leggero con il fondo piatto deve armare una velatura più piccola perché è meno stabile ed è meno adatto alla bolina a causa della scarsa immersione; tuttavia, grazie alla minor superficie bagnata, consente una voga più agevole.
Per questo motivo nelle regioni più ventilate del mediterraneo, come ad esempio la costa occidentale della sardegna o le isole baleari, si sono diffuse imbarcazioni del primo tipo, mentre invece là dove sono più frequenti le bonacce, come per esempio nel napoletano, la tendenza è stata quella di previlegiare le qualità remiere.
Anche altri fattori naturali hanno influenzato la forma degli scafi. In Liguria ad esempio, dove ci sono pochi porti naturali e le barche dovevano essere alate sulle spiagge quotidianamente, si sono diffusi gozzi di dimensioni contenute e di costruzione particolarmente leggera.
In tempi recenti poi, la diffusione del motore ha portato alla costruzione di scafi con il fondo poco stellato e con le estremità molto piene, in genere poco adatti alla navigazione a vela.
Una considerazione particolare merita anche la realizzazione della coperta.
La maggior parte dei gozzi, in genere quelli di costruzione più robusta, hanno un vero e proprio ponte di coperta stagno e dotato di ombrinali lungo la falchetta per il deflusso dell'acqua. Altre barche invece, di solito più leggere come costruzione perché pensate per un impiego meno impegnativo, anzichè una vera e propria coperta hanno dei sedili, intestati all'interno delle fiancate, e sono prive di ombrinali. Queste barche sono evidentemente meno sicure nella navigazione a vela perchè, sbandando, possono imbarcare acqua che non viene poi scaricata quando lo scafo si raddrizza.