Le Manovre Correnti

Amante, Trozza e Caro

06/02/2013

Tra le manovre correnti si distinguono quelle che permettono di issare ed ammainare le vele e quelle che consentono di orientarle a seconda dell'andatura. Eccone un elenco completo con i nomi caratteristici:
"Amante" . E' la drizza che serve per issare ed ammainare l'antenna e con essa la vela maestra.
L'amante scorre in una puleggia incassata in testa d'albero, e precisamente in quella parte dell'albero, spesso caratterizzata da un leggero rigonfiamento, che prende il nome di "calcese".
Ad un capo dell'amante (quello provieniente dalla parte anteriore dell'albero) Ë sospesa l'antenna per mezzo di un imbrago; all'altro capo Ë collegato un paranco ad una o due vie (lo "sciunco"), che ha lo scopo di ridurre lo sforzo necessario per issare l'antenna.
Nell'armare l'intera manovra, cioè l'insieme costituito dall'amante e dallo sciunco con i relativi bozzelli, bisogna porre un attenzione particolare alla scelta dei cordami. Infatti se si utilizzano cime a trefoli che non siano di ottima qualità, queste spesso, quando entrano in tensione, si ritorcono su se stesse facendo incattivire il paranco fino al punto da non riuscire più a manovrarlo (cosa piuttosto spiacevole, specie in ammainata). Per evitare questo inconveniente, è meglio usare cime di buona qualità ed a tessitura intrecciata, sia per l'amante sia per lo sciunco.
Il collegamento fra l'amante e l'imbrago dell'antenna deve essere facilmente smontabile. Tradizionalmente veniva utilizzato un dispositivo caratteristico, costituito da due ganci gemelli, accoppiati uno in senso opposto all'altro in modo da formare un anello chiuso. Oggi questo accessorio non è più facilmente reperibile in commercio; in alternativa si può usare un robusto grillo, oppure fare una semplice gassa (per l'appunto "d'amante").
 
"Trozza" . E' un cappio scorsoio, accuratamente fasciato con della sagola o con del cuoio per limitarne l'usura, che mantiene l'antenna strettamente unita all'albero, consentendole allo stesso tempo di essere opportunamente orientata a seconda dell'andatura.
La trozza si lascia leggermente allascata quando si issa o si ammaina dell'antenna, mentre durante la normale navigazione, essa viene tesata per mezzo di un paranchetto (in genere a una via) cui si dà volta all'interno della murata, sul lato opposto a quello in cui si trova l'antenna, rispetto all'albero.
La tensione della trozza deve essere sufficiente per tenere l'antenna ben appoggiata all'albero ed evitare che possa dondolare e sbattersi all'albero stesso, ma non deve essere eccessiva, per consentire all'antenna di ruotare intorno all'albero senza troppo attrito).

"Caro" . Detto anche "orza avanti". Ë una manovra che parte dall'estremit‡ anteriore dell'antenna (da cui prende il nome), e fa via in un bozzello, posizionato al centro della coperta, nella zona prodiera della barca.
Il caro serve essenzialmente per controllare la rotazione orizzontale dell'antenna intorno all'albero.
 
"Orza a poppa" . O semplicemente "orza". Anch'essa Ë intestata all'estremit‡ anteriore dell'antenna, e le si dà volta in coperta, a poppavia dell'albero, sul lato sopravento. Essa serve principalmente per controllare la rotazione verticale dell'antenna, rispetto al punto di sospendita.
Quando si vuol evitare di dover passare l'orza da un lato all'altro ad ogni cambio di mure, se ne possono sistemare due, una per lato, di cui si utilizza, di volta in volta, quella che si trova sopravento, lasciando l'altra in bando.
 
"Ostine" . Si tratta di due cime (una per lato, di cui si utilizza quella sopravento) che fanno capo alla parte superiore dell'antenna (la penna) e che servono appunto a trattenerla verso il basso, contribuendo al controllo della sua posizione, specie nelle andature portanti ed in particolare durante le strambate.
In realtà, nella maggior parte delle situazioni, poiché l'antenna è sbilanciata verso poppa rispetto al punto di sospendita, il caro e l'orza sono sufficienti a mantenerla in una posizione definita. Per questo motivo, spesso e volentieri, le ostine non vengono armate, specie sulle barche piccole.
Quando però si naviga in andature larghe con mare formato, per effetto del rollio della barca, l'antenna tende ad oscillare in modo fastidioso ed anche pericoloso, allentando la tensione di caro ed orza, ed arrivando anche a percuotere il bordo della barca. E' in questa situazione che l'ostina si rivela utile per tenere ben ferma l'antenna.
 
"Scotta" . E' la manovra principale della vela maestra che consente, in collaborazione con il caro e l'orza, di orientare la vela a seconda dell'andatura e della forza del vento.
Collegata direttamente alla bugna della vela, essa fa via in un passascotta posizionato in coperta, vicino al dritto di poppa, tradizionalmente al disotto della barra del timone (ciò comporta che la scotta deve essere passata sotto la barra ad ogni cambio di mure).
In origine, anche sui battelli maggiori, probabilmente per motivi di sicurezza, la scotta era sempre formata da un cavo singolo. Per consentire di metterla a segno quando la tensione del cavo era eccessiva, il timoniere portava momentaneamente la prua al vento in modo da sventare la vela. Un nodo ganciato consentiva poi di mollarla prontamente in caso di necessità.
Oggi che la vela latina viene utilizzata per il diporto e per le regate, si è diffuso l'uso di un paranchetto ad una o due vie, che, riducendo lo sforzo, consente di regolare la scotta con continuità. Ma attenzione che la manovra sia sempre ben in chiaro, nel caso sia necessario allascarla rapidamente!
 
"Baranzina della penna" . Ha una funzione ausiliaria: serve per tenere sollevata la penna durante e dopo la manovra di ammainata.
In navigazione, si lascia in bando (ma non troppo, ad evitare che si incattivisca)
 
"Caretto" . Si tratta di uno stroppo, sistemato a prua, che serve per assicurare l'estremit‡ dell'antenna alla pernaccia o comunque alla struttura di prua della barca, quando la vela Ë ammainata.
 
"Baranzina del fiocco" . E' la drizza che permette di issare a riva il fiocco. Fa via in un bozzello sistemato sulla testa d'albero e può essere a rinvio semplice oppure a paranco ad una via. In quest'ultimo caso il secondo bozzello Ë volante e si collega con l'angolo di penna del fiocco.
Il collegamento tra la baranzina ed il fiocco tradizionalmente è costituito da una caviglia di legno, impiombata sulla penna del fiocco, che va ad inserirsi in una gassa formata all'estremità della drizza. (lo stesso concetto dei bottoni del Montgomery, per intenderci).
I velai d'oggigiorno difficilmente attaccano caviglie alla penna dei fiocchi, ma si limitano al più a cucirvi un anello metallico.
Perciò bisogna ripiegare su un grillo od un moschettone per collegarli alla drizza.
 
"Buttafuori del fiocco" . Anche questa Ë una manovra caratteristica della vela latina. E' costituita da un anello metallico che scorre lungo lo spigone (deve avere un diametro di almeno una volta e mezzo quello massimo dello spigone, per scorrere agevolmente) per mezzo di una drizza che fa via in una puleggia incassata nella testa dello spigone stesso. All'anello Ë saldato un gancio al quale si fissa il punto di mura del fiocco.
Per mezzo del buttafuori la mura del fiocco può essere posizionata in qualsiasi punto dello spigone, e richiamata facilmente a bordo quando si ammaina.
Scotta del fiocco" . Ovviamente, serve per regolare il fiocco alle varie andature. Tradizionalmente, la scotta Ë unica e viene passata da un bordo all'altro ad ogni cambio di mure. Tuttavia, volendo si possono sistemare due scotte, una per ciascun lato: bisogna però fare attenzione, durante le virate, che la scotta in bando non vada ad incattivirsi sotto l'estremità dell'antenna.