E-mail | Forum |
||
| |
Zavorra |
|
Ai tempi in cui le barche a vela latina venivano utilizzate per lavoro, dovevano per necessità trasportare una certa quantità di carico, sia che si trattasse degli attrezzi da pesca e del pescato, sia che si trattasse di carico pagante vero e proprio. Quando per qualsiasi motivo navigavano scariche, il carico veniva almeno in parte sostituito con zavorra, formata in genere da pietrame o sabbia, al fine di non modificare le caratteristiche di stabilità dello scafo. Da questa usanza deriva l'uso di sistemare una certa quantità di zavorra, formata in genere da pani di ghisa o di piombo, meno ingombranti delle pietre, anche nella sentina di alcune barche a vela latina da diporto. La zavorra viene posta all'interno dello scafo per comodità e perché, non essendo queste barche dotate di una chiglia profonda, il vantaggio nel disporre la zavorra all'esterno è minimo. Inoltre la zavorra esterna è proibita dai regolamenti di regata. Rispetto ad uno scafo vuoto, l'aumento di peso determinato dall'aggiunta di zavorra e la maggiore larghezza al galleggiamento dovuta alla sovraimmersione, contribuiscono effettivamente ad aumentare la stabilità iniziale della barca, e consentono quindi di portare una maggior superficie velica. Tuttavia, dal punto di vista delle prestazioni non sempre l'aggiunta di zavorra è benefica, perché l'aumento del dislocamento e della superficie bagnata determinano un incremento di resistenza all'avanzamento, che spesso annulla i vantaggi derivanti dalla maggior stabilità. A mio avviso, la miglior zavorra per una barca a vela latina, specie se di dimensioni medio-piccole, è il suo equipaggio. Esso, spostando il proprio peso sul lato sopravvento, genera una coppia raddrizzante di gran lunga superiore a quella che si ottiene sistemando in sentina un peso equivalente di zavorra fissa. Nondimeno, nel caso di imbarcazioni con lo scafo relativamente leggero e abbondantemente invelate, o che devono essere condotte da un equipaggio ridotto, l'aggiunta di una certa quantità di zavorra può essere utile, se alle prove in mare la stabilità iniziale appare insufficiente. In ogni caso occorre tenere ben presente che, su una barca a vela latina, la presenza di zavorra non è un fattore di maggior sicurezza. Infatti, poichè la zavorra non si trova all'estremità di una pinna di deriva ma all'interno dello scafo, il suo effetto benefico sulla stabilità non si fa più sentire agli elevati angoli di sbandamento, cioè proprio quando sarebbe necessario per evitare il rovesciamento dell'imbarcazione. Inoltre l'aumento di peso dovuto alla zavorra riduce il bordo libero e la riserva di galleggiabilità. Pertanto se a bordo è presente della zavorra, bisogna tenerne conto, nel valutare l'opportunità di predisporre adeguate riserve di galleggiamento e nel calcolo del loro volume. Quando, sulla base di varie considerazioni, si stabilisce di zavorrare la barca, è indispensabile che i pesi siano sistemati correttamente. Essi devono trovare posto nella sentina, in posizione più bassa possibile, e devono essere disposti in modo da gravare sulla ossatura dello scafo e non sul fasciame. Inoltre devono essere ben fissati, perché in situazioni difficili, il movimento imprevisto della zavorra può determinare perdita di stabilità oltre che arrecare danni allo scafo e alle persone. Riguardo alla posizione longitudinale, la zavorra deve essere il più possibile raggruppata verso il centro barca, in modo da evitare influenze negative sull'assetto e sui movimenti di beccheggio dell'imbarcazione. Spesso nei gozzi con motore entrobordo si trova della zavorra sistemata nella zona poppiera: essa non ha niente a che vedere con la vela ma serve per garantire una certa immersione all'elica. L'effetto di questa zavorra è in genere sfavorevole alle andature a vela perché determina un assetto appoppato poco desiderabile. |
||
© Copyright 2004 Mare Nostrum Editrice - Tutti i diritti riservati |
||