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Piano Velico
 
 

Qualunque galleggiante è in grado di muoversi sospinto dal vento. Se però a questo galleggiante vogliamo dare il nome di barca a vela, esso deve essere un mezzo capace non solo di muoversi, ma di navigare nelle varie andature, seguendo una rotta predeterminata e sviluppando un'adeguata velocità.

Affinché questo possa avvenire, lo scafo deve avere una forma appropriata, ed essere provvisto di una attrezzatura velica più o meno complessa, suscettibile di essere orientata in funzione della direzione del vento rispetto alla barca.

L'interazione tra vento, attrezzatura, scafo e mare, per svilupparsi nel migliore dei modi, richiede un delicato equilibrio fra le varie parti dello scafo e dell'attrezzatura. Le premesse indispensabili per un buona barca a vela risiedono nel progetto e nel proporzionamento dello scafo e dell'attrezzatura, ma la ricerca del miglior equilibrio di tutto l'insieme non può che avvenire in mare, attraverso una serie di prove e aggiustamenti, che costituiscono la cosiddetta "messa a punto" della barca.

Per chi acquista una barca a vela di serie, questo problema è in gran parte già risolto, perché il lavoro di messa a punto viene svolto dal cantiere sul prototipo, e quando si avvia la produzione di serie, la barca è già ben equilibrata. Tuttavia, come sa bene chi fa regate, per ottenere il massimo delle prestazioni qualche aggiustamento è sempre necessario.

Ma per gli appassionati di vela latina la questione è ben diversa! Ognuna di queste barche è praticamente un esemplare unico e quando la si arma per la prima volta, o la si riattrezza dopo anni di abbandono, l'opera di messa a punto deve essere svolta partendo da zero, con pazienza, provando e riprovando varie soluzioni finché non si trova quella che sembra la migliore.

In ogni caso l'importanza di una buona messa a punto non deve mai essere sottovalutata, perché i risultati che si possono ottenere sono sorprendenti: una barca che alle prime uscite sembra un "chiodo", dopo un accurata messa a punto può diventare manovriera e veloce, e viceversa una barca, anche di buon progetto, ma non equilibrata, non riuscirà mai a sviluppare appieno le proprie potenzialità.

DIMENSIONAMENTO E PROPORZIONAMENTO DEL PIANO VELICO

La vela latina ha una storia di parecchi secoli, nel corso dei quali si è diffusa in molte località anche molto distanti tra loro, dando origine a una varietà di tipi diversi di imbarcazioni, ciascuno con il suo piano velico caratteristico.

Anche se restringiamo il nostro campo di indagine alle barche oggi esistenti, che vengono utilizzate principalmente per il diporto, ci accorgiamo che non esiste una regola generalizzata che stabilisce il rapporto tra le dimensioni dello scafo e la superficie velica.

Infatti una barca a vela latina è sempre una costruzione artigianale e le motivazioni che hanno portato alla scelta di un certo dimensionamento della velatura possono essere diverse da un'esemplare all'altro. Inoltre, se lo scafo è anziano, il suo piano velico può aver subito modifiche nel corso degli anni, per i più svariati motivi.

Se quindi ci troviamo nella situazione di dover armare ex novo una barca, o di doverne rinnovare l'attrezzatura, ecco che si presenta il problema di dimensionare correttamente il piano velico.

Se si tratta di una barca d'epoca, appartenente ad una tipologia tradizionale ben definita e documentata, sarebbe opportuno e interessante fare una piccola indagine storica, ricercando testimonianze o foto del tempo, per stabilire quali fossero approssimativamente le dimensioni del piano velico originale se non della barca stessa, almeno di quelle dello stesso tipo ed origine.

Se invece l'imbarcazione è recente, saranno considerazioni più tecniche, legate al tipo di scafo ed all'impiego che se ne desidera fare, a determinare il corretto dimensionamento della velatura, fermo restando che il suo proporzionamento dovrà comunque mantenersi all'interno di canoni tradizionali.

Del resto, anche in passato il piano velico di ogni singola barca si realizzava secondo proporzioni tramandate di generazione in generazione, adattandole però, entro certi limiti, alle particolari esigenze dell'armatore e dell'impiego cui la barca era destinata.

Vediamo dunque quali possono essere le dimensioni dell'attrezzatura e del piano velico per un'imbarcazione ad un solo albero, armata con vela maestra e fiocco.

Altezza dell'albero. L'altezza totale dell'albero, dalla scassa alla varea, puÚ variare dai 4/5 della lunghezza dello scafo fino al valore intero della lunghezza stessa (tra l'altro questo Ë il limite massimo ammesso dai regolamenti di regata). Dovendo realizzare un'albero nuovo, conviene farlo della lunghezza massima. Infatti sar‡ comunque possibile armare un piano velico ridotto su un albero alto, mentre non si potr‡ fare il viceversa.

Lunghezza dell'antenna. La lunghezza dell'antenna Ë normalmente compresa tra 1,2 e 1,5 volte la lunghezza dello scafo. La superficie della vela maestra dipende, in grande misura, dalla lunghezza dell'antenna.

Lunghezza dello spigone. La lunghezza della parte sporgente dello spigone Ë in genere compresa tra 1/4 e 1/3 della lunghezza dello scafo.

Poichè di solito il punto di mura del fiocco viene fissato allo spigone per mezzo di un anello che può scorrere per tutta la sua lunghezza, uno spigone più lungo permetterà una maggiore possibilità di scelta per il posizionamento del punto di mura stesso.

Rapporto di allungamento delle vele. Il rapporto fra altezza e base della vela maestra puÚ variare da un minimo di 1 fino a un massimo di 1,75 (1,75 Ë il rapporto massimo ammesso alle regate). Le vele con basso allungamento sono pi? efficienti alle andature portanti, mentre quelle pi? allungate sono migliori per le andature al traverso e sopratutto di bolina.

Si deve osservare che, se si desidera una barca generosamente invelata, occorre necessariamente scegliere una maestra ad elevato allungamento. Infatti la base della vela maestra è contenuta all'interno della lunghezza dello scafo, dunque per aumentare la superficie è necessario aumentare l'altezza e di conseguenza il rapporto di allungamento.

Come si può vedere da quanto appena esposto, le proporzioni del piano velico per una data lunghezza di barca possono variare entro limiti piuttosto ampi. La scelta perciò va fatta in considerazione dell'impiego che si vuole fare della barca.

Se si desidera previlegiare le prestazioni e la velocità si opterà per una generosa superficie velica, con vele ad alto allungamento, tenendo però presente che la condotta di una barca molto invelata richiede un equipaggio numeroso ed efficiente. Per contro se invece si pensa ad un impiego più tranquillo con equipaggio ridotto, sarà meglio orientarsi verso una superficie velica più contenuta.

Anche le caratteristiche dello scafo devono essere tenute in considerazione. Infatti, a parità di lunghezza, una barca più larga e pesante necessita di una maggior superficie velica rispetto ad una più stretta e leggera.
 
 
 
 
 
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